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Un artista non è mai povero (Babette Harsant in "Il pranzo di Babette"). Le mie passioni: la cucina, la lettura, l'arte, la mia terra (il Sud). In cucina sono "intollerante": al lattosio, in senso letterale, e alla scarsa qualità dei cibi. Prediligo materie prime a km zero e cibo biologico.
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domenica 27 maggio 2012

di mangiatori di spade e pesci da combattimento...

In Bizanzio arrivando, un pezzo piglia / di pesce spada, e sia di quella polpa / che della coda la giuntura veste. / Saporito tal pesce ancor si pesca / Dello stretto nel fin verso Peloro (Archestrato di Gela, “Hedypàtheia”).

Databile alla seconda metà del IV sec. a.C., gli “Hedypàtheia” (all'incirca, "I piaceri della vita"), il trattato del siciliano Archestrato (giuntoci solo in forma frammentaria, grazie ad Ateneo che ne cita diversi versi) elenca le prelibatezze alimentari dell'epoca. Nel suo poema Archestrato (non a caso, se non  addirittura, discepolo, contemporaneo di Epicuro) racconta come abbia percorso tutta la terra e tutti i mari per conoscere quali siano le migliori vivande e i vini più pregiati. Tratta inoltre del pane, dei pesci, della selvaggina, della maniera di produrre e di conservare il vino. Soprattutto ai pesci dedica la propria attenzione, indicandone le qualità migliori, i luoghi da dove provengono, le specie più rinomate e le stagioni in cui è opportuno catturarli. Tra quelli di pregio, figura appunto il pescespada, che popola da millenni le acque dello stretto di Messina, e che gli antichi abitanti della zona facevano derivare dalla metamorfosi dei bellicosi Mirmidoni, soldati di Achille, che ne vollero condividere il destino di morte, ottenendo dalla madre di questi, la nereide Teti, di essere trasformati in pesci subito dopo la fine dell'eroe che tanto amavano. A riconoscimento del grande valore, la spada dei guerrieri, fedeli per l'eternità, fu trasformata in un lungo rostro sul muso. Il “bellicoso” pescespada, al contrario di quel che il nome suggerisce, ha la carne “burrosa” e morbida. E vanta le stesse proprietà nutrizionali del pesce azzurro, alla cui famiglia appartiene. Pesci d’estate, di sole e di profumi, nei mesi di maggio e giugno i pescispada attraversano lo stretto di Messina: la pesca viene effettuata ancor oggi con delle imbarcazioni molto caratteristiche, chiamate “PASSERELLE” , che hanno un’altissima torretta che serve alla vedetta per scrutare il mare e scorgere i pesci ed una prua lunghissima che continua con la “passerella” appunto, dove un altro pescatore può manovrare con facilità la fiocina. Questo è il periodo migliore per consumare il pescespada più appetitoso. Versione salata e "volgare", di una proustiana madaleine, è per me cibo dell'estate e dei ricordi (per tradizione "familiare", in quanto evoca  le scorpacciate di pescespada al salmoriglio nelle vacanze passate da bambina a casa di una zia a Reggio Calabria), che mi diletto a declinare  in diverse versioni.  Tra le mie preferite, questa personale rivisitazione di un classico, che può fungere da secondo leggero o da profumato antipasto (le dosi sono per un secondo per 4; se voleste servirlo come antipasto per 8 potreste dividere in due ciascun involtino), in cui la freschezza del limone e la "croccantezza" della panure esaltano la tenerezza della carne:


Involtini di pesce spada
ingredienti:
-  8 filetti di pesce spada
- 150 gr di pangrattato (non troppo fine)
-  origano
- prezzemolo e erba cipollina
- 50 gr di di pinoli
- 40 gr d'uvetta
- la scorza di due limoni non trattati e il succo di uno
- un limone
- olio d'oliva extra vergine, un pizzico d'origano, sale e pepe

1. Scaldare il forno in modalità grill a 200°C. Far tostare in padella il pangrattato con 2 cucchiai d'olio e l'origano. Salare e pepare. 
2. Passare al mixer le erbe, 30 g d'olio circa e i pinoli. Aggiungere l'uvetta, la scorza e il succo del limone e il pangrattato aromatizzato (panure)
3. Salare i filetti di pesce, schiacciarli tra due fogli di carta da forno con un batticarne o una pentola. Spalmare metà della panure, arrotolarli e fissarli con uno stecchino.
4. Sistemare tutto in una teglia o placca ricoperta di carta forno. Cospargere con il resto di panure, versare un filo d'olio e salare; sistemare tra gli involtini il restante limone tagliato a in quarti. Cuocere per 10 minuti.
5. Servire tiepidi, accompagnati da insalata.

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